61) Arendt. Sulla mortalit.
Hannah Arendt mette in evidenza in questa lettura uno degli
aspetti specifici della natura umana, che la rendono diversa da
quella di tutti gli altri esseri viventi, attraverso un paradosso:
gli uomini sono le sole cose mortali esistenti.
H. Arendt, Vita activa, traduzione italiana a cura di F. Finzi,
Bompiani, Milano, 1964, pagine 24-25 (vedi manuale pagine 437-
440).

 La concezione dell'immortalit dei Greci emerse dalla loro
esperienza di una natura immortale e di di immortali che insieme
circondavano le vite singole degli uomini mortali. Immersa in un
cosmo dove ogni cosa era immortale, la mortalit diveniva il
contrassegno dell'esistenza umana. Gli uomini sono i mortali, le
sole cose mortali esistenti, perch diversamente dagli animali
essi non esistono soltanto come membri di una specie la cui vita
immortale  garantita attraverso la procreazione. La mortalit
degli uomini dipende dal fatto che la vita individuale, con una
storia riconoscibile dalla nascita alla morte, emerge dalla vita
biologica. Questa vita individuale si distingue da tutte le altre
cose per il corso rettilineo del suo movimento, che, per cos
dire, taglia quello circolare della vita biologica. La mortalit 
questo: muoversi lungo una linea retta in un universo dove ogni
cosa, qualsiasi movimento faccia, lo fa in un ordine ciclico.
Il compito e la potenziale grandezza dei mortali sta nella loro
capacit di produrre cose - lavori, azioni e parole - che
potrebbero essere, e che almeno fino a un certo punto sono, degne
dell'eternit, cos che grazie a esse i mortali possano trovare
posto in un cosmo dove tutto  immortale tranne loro stessi. Dal
momento che possono compiere cose immortali e che possono
lasciarsi alle spalle tracce imperiture, gli uomini, nonostante la
mortalit individuale, conseguono essi stessi un'immortalit e
rivelano una natura divina. La distinzione tra l'uomo e
l'animale  implicita nella stessa specie umana: soltanto i
migliori (ristoi) che costantemente provino di essere i migliori
(aristeein, una parola che non ha un valido equivalente in
nessun'altra lingua) e che preferiscano una fama immortale alle
cose mortali, sono realmente umani; gli altri, che si appagano di
qualsiasi piacere la natura procuri loro, vivono e muoiono come
animali.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagina 689.
